una comune recensione partirebbe col dire che è un cantautore folk americano eclettico che mescola arrangiamenti orchestrali con sonorità jazz , musical, swing e cori tradizionali.
Oppure un tizio fuori di testa che nel 2003 dichiara di comporre un disco per ognuno dei 50 stati americani.
Resta il fatto innegabile che Sufian sia un autore assolutamente singolare, nel senso che non è possibile, a mio avviso, catalogarlo in nessun modo. Nel senso che è un cantautore che reinventa il folk, è un musicista d’avanguardia, è un rocker alternativo, un compositore colto, un musicista pop, a seconda del progetto nel quale decide di mettere l’anima e cervello... magari un pochettino "suonato"... un artista in continua evoluzione.
Dopo il suo esordio nel 2010 è tornato a stupire come sempre riscrivendo le regole della musica e della discografia. Ma forse quello che ha fatto questa volta le supera tutte: pubblicare un EP a sorpresa, il giorno stesso del suo annuncio. E non un EP qualunque: 8 canzoni per ben 60 minuti di musica, roba che negli anni '60-'70 ci avrebbero fatto due dischi. All Delighted People EP. Il lavoro, melodico e delicato, è stato reso disponibile in streaming gratuito sul Bandcamp (il futuro della promozione musicale).
Preludio al nuovo album???
Neppure per sogno... il 12 ottobre esce The Age Of Adz che non contiene neppure un brano del EP, un terremoto sonoro fondamentalmente elettronico e schizofrenico.Un lavoro pop orchestrale del terzo millennio. Ti potrebbe non piacere, ma non lo puoi non ascoltare!!!
Questa è la la magniloquenza che da sempre contraddistingue Sufjan Stevens e le sue follie.
Un inaspettato ritorno del duo inglese che ha rivoluziono lo stile sonoro degli anni '90. Tom Rowlands e Ed Simons, cultori del big beat, continuano a sperimentare le infinite possibilità del loro suono, l’album infatti viene presentato dagli stessi come “la sintesi di un viaggio attraverso quattro decenni di rumore elettronico“. Further", il titolo di questo nuovo lavoro: viscerale. Un esperimento audiovideo unico visto che tutti i brani presenti in tracklist sono accompagnati da un video. In molti vedono Further come lo Human After All dei Chemical Brothers. Assolutamente d’accordo ma c’è molto di più: il Chemical Style. I Chemical Brothers riprendono con vigore e mestiere in mano la propria carriera, segnando un importante giro di boa a livello stilistico e compositivo. Non si grida al capolavoro, ma con ascolto, specialmente notturno, di Further, la soddisfazione è garantita. Il primo singolo estratto è “Swoon“ diretto da Flat Nose George, già regista di “Galvanize” e film maker della serie tv inglese “Skins”.
Ad ulteriore conferma della notevole vitalità espressiva e prolificità della band Texana, nel giro di appena dodici mesi è già tempo per un nuovo album, il quarto in quattro anni: con i suoi trentotto minuti, Constellations è il lavoro più breve dei Balmorhea e fin dalle intenzioni dei suoi autori si atteggia in termini decisamente minimali. Un album complesso nella propria essenzialità; un disco scarno e spoglio come un albero autunnale, ma cerebrale, difficile, ricco di suggestioni e sensazioni vive come quelle suscitate da una passeggiata solitaria in un paesaggio freddo e innevato o da uno sguardo rivolto verso un cielo stellato. Note acustiche quasi in sottofondo, tiepidi accenni folk, lontanissimi echi post-rock, piéce pianistiche ricche di intensità e afflato emotivo, variazioni nervose e improvvise di archi, ma tutto sempre in punta di piedi sul filo dell’equilibrio, in un intimismo puro e soave, che lascia col fiato sospeso come un dolce gioco fatto di tensione e brivido. Nove brani per un album che è tanto scorrevole quanto intenso, tanto arcano e profondo quanto lieve, conciliante nell’ascolto. Pur essendo inequivocabilmente un elogio della notte, non c’è angoscia in queste note, non c’è tristezza, ma solo la calma quieta e pacifica di una spiritualità elevatasi a flusso cosmico. I mille dettagli rifiniti dal cesello sapiente dei Balmorhea fanno di Constellations una nuova prova di altissimo livello che conferma l'unicità in divenire di un'esperienza artistica fuori dal tempo che, coniugando perfezione formale e capacità comunicativa, resta fedele alla propensione di Rob Lowe e Michael Muller a mettersi in discussione album dopo album, sia dal punto di vista dell'articolazione strumentale che dell'ininterrotta esplorazione di sospensioni temporali e registri compositivi. Un autentico capolavoro.